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Commissario del Comitato Italiano Arbitri. Stefano Tedeschi e il rinforzo positivo

Sabato 29 Ottobre 2016 | | Serie A

"Ho trovato il settore arbitrale molto ben organizzato e mi piace poter dire che per certi aspetti potrebbe essere citato ad esempio, come il sistema della formazione."
Stefano Tedeschi, 63 anni a novembre, parla in maniera pacata, ma ferma. Preferisce partire da ciò che funziona per poi analizzare quanto è da migliorare. In psicologia si parlerebbe di rinforzo positivo. 
Presidente del Comitato FIP Emilia Romagna, il 16 luglio scorso è stato nominato dal Consiglio federale Commissario del Comitato Italiano Arbitri, dopo le dimissioni del presidente Enrico Prandi, insieme al vicecommissario Francesco Grotti.

Tedeschi gli arbitri li conosce bene. Soprattutto la mentalità e le attitudini. E' intenso e lungo il suo curriculum nel mondo arbitrale, anche se nel calcio. Ha arbitrato per 18 anni fino ad essere arbitro nazionale in serie C. Poi la carriera dirigenziale: presidente e designatore regionale, vice presidente nazionale dell'AIA, a seguire delegato UEFA, designatore in serie C, e nel 2006, dopo calciopoli, anche in serie A, prima di essere coinvolto ed assorbito, grazie al figlio, nel basket.

"Il sistema di formazione è molto bene organizzato -continua- per gli istruttori, come per gli osservatori. Il problema è la carenza di organico che non premia il sistema, nel senso che, soprattutto in periferia comincia a sentirsi che non ci sono proprio tutti gli arbitri per la copertura completa delle gare. Attenzione, i campionati si sono chiusi e si sono aperti regolarmente, ma dobbiamo portare nuovi entusiasmi chiedendo aiuto alle stesse società che poi sono gli utenti principali del movimento. Insomma non possono accorgersi del problema arbitrale solo se al momento della gara l'arbitro non si presenta. Dobbiamo coinvolgerle."

La parola entusiamo torna spesso nelle sue affermazioni. Entusiasmo da ritrovare e riproporre non solo per gli arbitri, ma anche per i dirigenti del settore. "I quadri dirigenziali sono sconosciuti ai più, ma sono importantissimi per il funzionamento dei tre momenti reclutamento, formazione e selezione. Al terzo non puoi arrivarci se non hai i primi due e per quelli devi avere dirigenti motivati che hanno entusiasmo e lo sappiano poi trasmettere."

Anche se ricopre il ruolo di Commissario parla di progetti almeno a medio termine e la preaccupazione se non maggiore, di sicuro la più presente, è quello della formazione del "serbatoio sempre pronto. L'età media degli arbitri nazionali è alta. Dobbiamo arrivare al ricambio in una maniera giusta. Dobbiamo preparare e bene i nuovi arbitri di vertice, anche a livello FIBA, senza che la struttura abbia scossoni. Insomma la scuola di formazione deve continuare a formare le varie categorie di arbitri, ufficiali di campo ed osservatori, partendo dalle risorse che abbiamo e laddove è possibile reinserendo nel nostro settore, magari in funzioni diverse, chi già ne fa parte. Voglio dire che si può essere degli ottimi osservatori anche se non si è arbitrato in serie A. La selezione come arbitro non significa esclusione dal movimento automaticamente. Dai formatori, dagli istruttori e dagli arbitri di oggi possono e devono nascere i dirigenti arbitrali del futuro.

"Gli entusiasmi e le motivazioni, come le competenza, vanno trasferite e potenziate. Chi opera al vertice deve essere un punto di riferimento per i giovani tesserati. Dino Seghetti, Enrico Sabetta e Denis Quarta, arbitri nazionali, hanno accettato di essere vicini agli arbitri più giovani, come formatori certo, ma anche e soprattutto come punti di riferimento: un segnale importante per il futuro del settore e del movimento".

Fonte: FIP.it